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Pink Motor Day. Ancora gap di genere nell’automotive

Sempre più donne in ruoli manageriali nel settore automotive, ma persiste ancora un gap (soprattutto retributivo) da colmare.

Molti gli spunti emersi nel corso della terza edizione del Pink Motor Day, l’evento promosso a Milano dalla rivista Fleet Magazine in collaborazione con l’Osservatorio Top Thousand e con il patrocinio del Comune di Milano e delle Associazioni ANIASAUNRAE e Valore D.

L’edizione 2024 del Pink Motor Day si è focalizzata sul gap salariale che sussiste tra i due generi, su come si manifesta nella vita lavorativa di tutti i giorni e sulle possibili strade per superarlo.

Al centro del dibattito alcuni numeri utili a definire i contorni di un problema fatto di opportunità mancate e diseguaglianze: nel 2022 lo stipendio medio di una lavoratrice donna è stato pari a 20.378 €, quello di un uomo 27.254 (dati Inps). Sempre l’Istituto pensionistico certifica che il differenziale di genere del reddito medio da lavoro supera gli 8-9 mila € nelle classi di età adulte oltre i 45 anni, toccando il massimo tra 50 e 54 anni con un differenziale di circa 9.500 € tra uomini e donne.

E in particolare l’industria automotive come sta rispondendo a questa situazione? Una survey di Gi Group Holding ha verificato come solo il 50% degli intervistati affermi che la propria azienda garantisce parità di retribuzione e opportunità alle donne e il 40,8% offre alle lavoratrici orari flessibili, congedi parentali e facilitazioni. L’Italia è però risultata, secondo lo studio, il Paese più attento tra gli 11 presi in esame nell’impegno a garantire la parità di retribuzione e opportunità di avanzamento di carriera (66%) e si è posizionata bene anche nella promozione di modelli e leadership femminile (56% delle aziende) e nell’organizzare iniziative di inclusione e sensibilizzazione (54%). Qualcosa, dunque, si sta muovendo nell’industria dell’auto, ma molto resta ancora da fare.

Il tema del gender gap è stato toccato nel video messaggio di Alessia Cappello, Assessora allo Sviluppo economico e alle Politiche del Lavoro con delega al Commercio, alla Moda e al Design del Comune di Milano: “Serve un cambiamento culturale per cancellare i molti stereotipi che resistono. Ancora oggi si parla di lavori da donne e lavori da uomini. Come Comune di Milano abbiamo avviato diverse iniziative per promuovere l’empowerment femminile, ad esempio supportando le donne (circa 55.000) che sono uscite dal mondo del lavoro nel corso della pandemia oppure, con il progetto “Mentorship Milano”, dando a 150 giovani ragazze l’opportunità di essere affiancate da donne affermate che le hanno supportate a sbloccare i propri talenti e capacità. Altro efficace strumento messo in campo dalla nostra amministrazione è la premialità nei bandi di gara pubblici nei confronti delle imprese che hanno conseguito la certificazione della parità di genere”.

L’evento è stato, inoltre, occasione anche per la presentazione dell’analisi “Le Donne e l’auto”, illustrata da Cristiana Petrucci – Responsabile Centro Studi e Statistiche di UNRAE che ha fatto il punto sugli acquisti di vetture da parte delle donne. Lo studio ha evidenziato come nel 2023 4 vetture su 10 siano state comprate da donne, ad un costo medio di 24.500 € (7mila € in meno degli uomini che spendono in media oltre 31mila euro). Sulla stessa percentuale si attesta il numero di auto circolanti guidate da donne (40% delle oltre 31 milioni del parco privati).

Le auto preferite dalle donne si concentrano nei segmenti A e B, insieme ben l’82% del totale, contro circa il 60% degli uomini che, invece, presidiano in modo significativo anche il segmento C. Una scelta che rivela come in molti casi la vettura intestata a una donna sia la seconda auto di famiglia con necessità dimensionali più contenute. Infine, l’analisi registra anche le preferenze relative alle motorizzazioni: in testa è il motore a benzina (scelto dal 38,3% delle donne), seguito dall’ibrido (35,6%), poi GPL (14,6%). Il diesel si ferma al 7,2% (tra gli uomini raggiunge l’11,7%), mentre l’elettrico è al 2,8%, ben sotto la media nazionale.

Dagli interventi delle manager, imprenditrici e giornaliste registrati nel corso dell’evento è emersa la necessità per le aziende automotive e del settore della mobilità di puntare sulla parità di genere, non solo per una questione etica, ma per migliorare la propria competitività: alla luce della crescente platea di donne che oggi acquistano un’auto, avere una o più donne nel top management, che sappiano intercettare le esigenze e le preferenze di questo importante segmento di mercato, può risultare un fattore determinante.

Sui numeri che certificano il gender gap relativo alla retribuzione si è focalizzato l’intervento di Rita Querzè – giornalista del Corriere della Sera e autrice del libro “Donne e lavoro. Rivoluzione in sei mosse”: “Il divario retributivo medio tra uomini e donne per ogni ora lavorata in Europa è del 12,7% (dati Eurostat). La parità retributiva è formalmente garantita, ma non quella sostanziale. Le donne lavorano in settori meno remunerati e fanno meno carriera, guadagnano meno fin da subito: a 5 anni dalla laurea, le donne guadagnano il 16,9% in meno degli uomini (dati Almalaurea 2021). Secondo i dati Eurostat le donne dirigenti in Italia guadagnano il 23% in meno dei maschi, secondo l’Istat il 27,3% in meno. Di conseguenza anche le pensioni sono il 36% più basse”.

Sul tema, con altri dati significativi, Barbara Falcomer – Managing Director di Valore D ha evidenziato come: “L’80% delle aziende che lavorano con noi ha sottoscritto il nostro Inclusion impact index. Registriamo una minore presenza di donne (sono circa il 40% della popolazione aziendale), le dirigenti sono circa il 23% e i quadri un terzo. Il divario di genere è purtroppo ancora molto evidente per ragioni culturali, sociali ed economiche che richiedono tempi lunghi e un approccio sistemico per essere modificate”.

L’evento è stato promosso anche grazie alle aziende partner Arval, Athlon, Fratelli Giacomel, Koelliker, Noleggiare, SIXT e Toyota

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