Seguici sui Social

CuriositàMotoNovità

BMW C1, la creatura a due ruote che si ispirava a Frankenstein. È lei la moto più brutta di sempre?

Alla Fiera Internazionale della Motocicletta IFMA di Colonia del 1992, BMW si unisce al parco dei brand internazionali per presentare la propria gamma di modelli e prototipi da sottoporre al giudizio del pubblico. E come non di rado accade alle grandi fiere, i presenti dovettero arrendersi alla desolante sorte di assistere prima di chiunque altro alla presentazione di uno dei prodotti più sciagurati e indimenticati per la singolare bruttezza che, per ragioni esoteriche, dovette persuadere i progettisti della casa bavarese. Era il prototipo Z14, l’equivalente motoristico de La Mosca di David Cronenberg.

Sette anni dopo, l’incubo diviene realtà. Un blackout del senso estetico colpisce gli ingegneri della casa bavarese, che avviano così la produzione in serie del modello C1, uno scooter sottoposto a una profonda alterazione del corredo cromosomico e assemblato con corpi estranei al genere motociclistico come cinture di sicurezza, roll bar, tettuccio e parabrezza con tergicristallo. BMW era riuscita laddove 180 anni prima aveva fallito Mary Shelley con il suo Frankenstein, al quale toccò una sorte ben più benevola, avendo quantomeno conservato l’ibrida fisionomia di un essere umano.

Il C1 non avrebbe mai potuto confondersi tra gli altri scooter. Era una cellula di 185 kg a vuoto – realizzata nelle versioni 125 e 200 – rilasciata su strada per provocare sconcerto tra i passanti e destinata a soccombere al linciaggio della critica e degli uomini di buon senso. La produzione cessò nel 2003, quando già altre case avevano inspiegabilmente approvato la sperimentazione su esemplari simili per aspetto orrido e funzionalità superflue.

Si ricordino allora i nomi dei complici dell’orrore. Sono questi Bertone, la storica carrozzeria torinese che collaborò con BMW all’esperimento C1. Benelli, responsabile del modello Adiva. Renault, che su licenza Benelli importò in Francia l’agghiacciante creatura ribattezzata Fulltime. E infine Honda, dal cui laboratorio uscì il Gyro Canopy

Non esiste invettiva così impietosa contro il C1 da non andare incontro a un plauso universale. Degli acquirenti che ne provocarono la diffusione non c’è più traccia. Alcuni si sono dati alla latitanza, altri negano il proprio passato, altri ancora osano contaminare siti di usato online con annunci che raramente riportano una cifra uguale o maggiore a 2.500.

Tuttavia, la tradizione motociclistica è popolata da altre riprovevoli creature, che seppur consapevoli della propria condizione di mutante a due ruote, non hanno quella caratura da poter contendere al C1 lo status di moto/scooter/essere più brutto di sempre. A seguire, un breve (e incompleto) elenco dei mostri sudditi del Frankenstein creato da BMW.

BMW K1

Honda CX 500 Turbo

Ducati Multistrada del 2003

Kawasaki Versys 1000

Aprilia Motó

Bimota Tesi 2/D

LEGGI ANCHE

Honda in Madagascar per raccogliere fondi da destinare ai villaggi locali. Il video della missione

Zero Motorcycles DSR/X: il modello perfetto per girare l’Italia in elettrico

Lascia un commento